22 Agosto 2025
Se hai mobili da esterno o complementi poco utilizzati, è il momento giusto per metterli al riparo:
Consiglio: se non hai spazio per riporre, prediligi arredi outdoor dal design minimale e resistenti tutto l’anno.
Se cerchi soluzioni pratiche per arredi pieghevoli e salvaspazio, scopri anche le sedie pieghevoli stackable di Leyform

Coperture sì, ma con stile. Evita i teli “da campeggio” e punta su soluzioni curate:
Risultato: un effetto ordinato e “decorativo” anche mentre sei via.
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Chiudere tutto al buio totale? Non sempre è una buona idea.
Bonus: se hai luci smart, imposta un timer per accensioni automatiche serali.
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Le piante possono diventare un problema... o un alleato.
Idea furba: un mix di vere e finte può confondere anche l’occhio più attento.
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L’obiettivo è non dare l’idea che la casa sia disabitata:
Anche l’occhio vuole la sua parte, pure in tua assenza.
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Arredare per chi è partito è un esercizio di stile, sicurezza e buon senso. Bastano pochi accorgimenti per far sì che la tua casa resti accogliente e ordinata anche mentre sei via. Così al ritorno non troverai solo una casa intatta, ma anche pronta a riaccoglierti con bellezza e armonia.
Per approfondire come portare l’atmosfera vacanziera anche negli interni, leggi il nostro articolo Casa al Mare, Arredi da Città: Come Portare l’Estate in Ogni Ambiente
Interior Designer dal 1985
CEO & Founder, Italian Design in the World
Cucina e bagno sono i punti in cui la casa incontra l'acqua ogni giorno — preparazione, pulizia, cura, relax. Per questo sono anche i luoghi in cui il divario tra bello in rendering e sostenibile nell'uso si vede prima: gocce sulle giunzioni, percorsi contorti, luci che mentono sul volto, superfici che chiedono pulizie ossessive.
In città, quei due o sei metri oltre la soglia sono spesso l'unica tregua tra l'appartamento e il rumore del mondo. Non sono un extra decorativo: sono confine — con altra luce, altro vento, altre regole. Eppure troppi balconi restano depositi di casse, sedie pieghevoli e piastrelle scelte in fretta, come se il progetto finisse al vetro.
Se dici «casa accessibile» molti pensano ancora a corrimano grigi, sanitari rialzati in bella vista, segnaletica che sembra aeroporto. È un immaginario che fa un doppio torto: a chi ne ha bisogno e a chi progetta, perché spinge verso soluzioni nascoste o rinviose invece che integrate nel linguaggio del buon design. L'obiettivo non è adeguare lo spazio a una scheda tecnica: è permettere a corpi diversi, a fasi diverse della vita, di abitare la stessa casa con continuità — senza rinunciare a calore, materia, carattere.
Apri un catalogo di case contemporanee e spesso trovi cucine da copertina, bagni teatrali, soggiorni che sembrano studi fotografici. Poi, tra un'immagine e l'altra, compare un corridoio stretto, illuminato da un punto luce triste, o un disimpegno ridotto a mero incastro tra porte. Non è un dettaglio tecnico: è un silenzio progettuale su ciò che la vita fa per la maggior parte del tempo — passare, posare, cambiare registro, lasciare fuori una stanza prima di entrare in un'altra.
L'open space ha dominato l'immaginario della casa contemporanea: pochi muri, pochi confini, massima flessibilità. La promessa era libertà — cucina che dialoga con il soggiorno, luce che scorre, niente stanze "chiuse". Con il tempo molti hanno scoperto il rovescio della medaglia: rumore che si propaga, assenza di rifugi, difficoltà a concentrarsi o a staccare. La risposta non è tornare alla casa a cellule chiuse di una volta, ma ripensare il valore degli spazi dedicati: ambienti con una funzione chiara, che il corpo e la mente imparano a riconoscere.
L'interior design ha a lungo privilegiato la vista: colori, forme, superfici. Solo di recente si è iniziato a parlare di tatto e olfatto. L'udito, invece, resta il senso più trascurato in fase di progetto — eppure è quello che non si può spegnere. Viviamo in case che rimbombano, che riverberano, che trasmettono voci e rumori da una stanza all'altra. Il risultato è stress, affaticamento, difficoltà a concentrarsi e a riposare.