01 Agosto 2025
Gli arredi delle case al mare si distinguono per l’uso di materiali semplici e naturali:
Consiglio pratico: aggiungi una sedia sospesa o una lampada in corda intrecciata per evocare subito un’atmosfera da veranda sul mare. Guarda i prodotti di S•CAB per i tuoi arredi estivi.

Le palette ispirate al mare trasmettono serenità e freschezza:
Palette da provare: pareti bianco gesso + mobili in legno chiaro + accessori nei toni del mare.
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Anche i piccoli elementi possono trasportarti con la mente in riva al mare:
Consiglio bonus: profuma gli ambienti con essenze al fico, al sale marino o alla lavanda.
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La luce è protagonista degli interni estivi:
Pro tip: una pianta verde rigogliosa in un grande vaso bianco aggiunge subito freschezza mediterranea.
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Anche in città, l’estate può entrare dalla porta di casa. Non servono grandi trasformazioni: basta un mix intelligente di materiali naturali, colori chiari e dettagli ispirati al mare per creare uno spazio rilassante, solare e vacanziero tutto l’anno. E se chiudi gli occhi… potresti quasi sentire il rumore delle onde.
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Interior Designer dal 1985
CEO & Founder, Italian Design in the World
Materiali che annunciano, memorie che restano, errori che si pagano in una stanza sola.
Cucina e bagno sono i punti in cui la casa incontra l'acqua ogni giorno — preparazione, pulizia, cura, relax. Per questo sono anche i luoghi in cui il divario tra bello in rendering e sostenibile nell'uso si vede prima: gocce sulle giunzioni, percorsi contorti, luci che mentono sul volto, superfici che chiedono pulizie ossessive.
In città, quei due o sei metri oltre la soglia sono spesso l'unica tregua tra l'appartamento e il rumore del mondo. Non sono un extra decorativo: sono confine — con altra luce, altro vento, altre regole. Eppure troppi balconi restano depositi di casse, sedie pieghevoli e piastrelle scelte in fretta, come se il progetto finisse al vetro.
Se dici «casa accessibile» molti pensano ancora a corrimano grigi, sanitari rialzati in bella vista, segnaletica che sembra aeroporto. È un immaginario che fa un doppio torto: a chi ne ha bisogno e a chi progetta, perché spinge verso soluzioni nascoste o rinviose invece che integrate nel linguaggio del buon design. L'obiettivo non è adeguare lo spazio a una scheda tecnica: è permettere a corpi diversi, a fasi diverse della vita, di abitare la stessa casa con continuità — senza rinunciare a calore, materia, carattere.
Apri un catalogo di case contemporanee e spesso trovi cucine da copertina, bagni teatrali, soggiorni che sembrano studi fotografici. Poi, tra un'immagine e l'altra, compare un corridoio stretto, illuminato da un punto luce triste, o un disimpegno ridotto a mero incastro tra porte. Non è un dettaglio tecnico: è un silenzio progettuale su ciò che la vita fa per la maggior parte del tempo — passare, posare, cambiare registro, lasciare fuori una stanza prima di entrare in un'altra.
L'open space ha dominato l'immaginario della casa contemporanea: pochi muri, pochi confini, massima flessibilità. La promessa era libertà — cucina che dialoga con il soggiorno, luce che scorre, niente stanze "chiuse". Con il tempo molti hanno scoperto il rovescio della medaglia: rumore che si propaga, assenza di rifugi, difficoltà a concentrarsi o a staccare. La risposta non è tornare alla casa a cellule chiuse di una volta, ma ripensare il valore degli spazi dedicati: ambienti con una funzione chiara, che il corpo e la mente imparano a riconoscere.