18 Luglio 2025
Anche il più piccolo dei terrazzi può accogliere una zona lounge se progettato bene:
Usa tappeti da esterno per delimitare l’area.
Aggiungi vasi di piante alte o divisori per creare una separazione naturale dal resto dello spazio.
Valuta vele ombreggianti, pergolati o tende leggere per proteggere dal sole e dare un senso di intimità.
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La scelta dei mobili è fondamentale per un angolo lounge confortevole:
Divani da esterno modulari o daybed con cuscini imbottiti resistenti all’acqua.
Poltrone ampie in rattan, teak o alluminio verniciato.
Tavolini bassi o pouf multiuso da usare come appoggio o seduta extra. Punta su materiali resistenti agli agenti atmosferici e facilmente lavabili.
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Cuscini decorativi, plaid leggeri e tappeti outdoor aggiungono comfort e stile:
Preferisci tessuti tecnici traspiranti e resistenti ai raggi UV.
Gioca con tonalità neutre o naturali per un effetto rilassante, oppure osa con colori vivaci e pattern estivi.
Non dimenticare una coperta leggera per le serate più fresche.
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La luce trasforma l’atmosfera:
Lanterne a LED, candele o fili di luci per un’illuminazione soffusa e accogliente.
Lampade solari da giardino o applique da esterno per un tocco funzionale e sostenibile.
Luci regolabili in intensità per adattarsi ai diversi momenti della giornata.
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Piccoli accorgimenti rendono l’ambiente ancora più speciale:
Un tavolino con vassoio per cocktail e snack.
Diffusori di fragranze naturali o citronella per tenere lontani gli insetti.
Una fontana o un piccolo elemento d’acqua per un sottofondo rilassante.

Creare un angolo lounge all’aperto non richiede grandi spazi né grandi budget: con un’attenta selezione di arredi, tessili e accessori puoi trasformare qualsiasi esterno in un rifugio estivo perfetto per il relax e le serate in compagnia.
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Interior Designer dal 1985
CEO & Founder, Italian Design in the World
Cucina e bagno sono i punti in cui la casa incontra l'acqua ogni giorno — preparazione, pulizia, cura, relax. Per questo sono anche i luoghi in cui il divario tra bello in rendering e sostenibile nell'uso si vede prima: gocce sulle giunzioni, percorsi contorti, luci che mentono sul volto, superfici che chiedono pulizie ossessive.
In città, quei due o sei metri oltre la soglia sono spesso l'unica tregua tra l'appartamento e il rumore del mondo. Non sono un extra decorativo: sono confine — con altra luce, altro vento, altre regole. Eppure troppi balconi restano depositi di casse, sedie pieghevoli e piastrelle scelte in fretta, come se il progetto finisse al vetro.
Se dici «casa accessibile» molti pensano ancora a corrimano grigi, sanitari rialzati in bella vista, segnaletica che sembra aeroporto. È un immaginario che fa un doppio torto: a chi ne ha bisogno e a chi progetta, perché spinge verso soluzioni nascoste o rinviose invece che integrate nel linguaggio del buon design. L'obiettivo non è adeguare lo spazio a una scheda tecnica: è permettere a corpi diversi, a fasi diverse della vita, di abitare la stessa casa con continuità — senza rinunciare a calore, materia, carattere.
Apri un catalogo di case contemporanee e spesso trovi cucine da copertina, bagni teatrali, soggiorni che sembrano studi fotografici. Poi, tra un'immagine e l'altra, compare un corridoio stretto, illuminato da un punto luce triste, o un disimpegno ridotto a mero incastro tra porte. Non è un dettaglio tecnico: è un silenzio progettuale su ciò che la vita fa per la maggior parte del tempo — passare, posare, cambiare registro, lasciare fuori una stanza prima di entrare in un'altra.
L'open space ha dominato l'immaginario della casa contemporanea: pochi muri, pochi confini, massima flessibilità. La promessa era libertà — cucina che dialoga con il soggiorno, luce che scorre, niente stanze "chiuse". Con il tempo molti hanno scoperto il rovescio della medaglia: rumore che si propaga, assenza di rifugi, difficoltà a concentrarsi o a staccare. La risposta non è tornare alla casa a cellule chiuse di una volta, ma ripensare il valore degli spazi dedicati: ambienti con una funzione chiara, che il corpo e la mente imparano a riconoscere.
L'interior design ha a lungo privilegiato la vista: colori, forme, superfici. Solo di recente si è iniziato a parlare di tatto e olfatto. L'udito, invece, resta il senso più trascurato in fase di progetto — eppure è quello che non si può spegnere. Viviamo in case che rimbombano, che riverberano, che trasmettono voci e rumori da una stanza all'altra. Il risultato è stress, affaticamento, difficoltà a concentrarsi e a riposare.