06 Gennaio 2023
Lo stile anni ‘20 è categorizzato tra gli stili originali ed eleganti, ma allo stesso tempo potrebbe mostrarsi innovativo, se unito ad elementi moderni, senza però esagerare, altrimenti si rischierebbe di perdere del tutto lo stile desiderato.
Tuttavia, per riuscire ad ottenere una perfetta ambientazione anni ‘20 in casa nostra, la scelta primaria da fare è tra lo stile Art Decò e lo stile Bauhaus, che, di certo, sono i due maggiori movimenti culturali che hanno influenzato l’Interior Design di questo bellissimo stile.
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Lo stile Art Decò mostra forme arrotondate oppure a zig zag, pur evitando però angoli troppo pronunciati. Le combinazioni di colore che vengono prese in considerazione sono l’intramontabile bianco e nero, che rimanda alla scacchiera, sia per mobili che per pavimenti, oppure il rosa antico ed il verde petrolio, quindi tinte dalle tonalità intense da unire all’oro o al bronzo anticato. Per quanto riguarda i materiali utilizzati per enfatizzare questo stile troviamo il legno, il vetro ed il metallo.
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Invece nel caso del Bauhaus, vediamo uno stile più pratico ed essenziale, che privilegia forme dalle linee pulite e geometriche. Infatti, questo stile si basa su un’idea di estetica funzionale, oltre che di design. I colori sono meno intensi rispetto all’Art Decò e spesso vengono combinati tra loro. Per quanto concerne i materiali, si prediligono legno, metallo pietra, marmo e pelle.
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Indipendentemente dallo stile da cui si decide di partire, di fondamentale importanza in un arredamento in stile anni ‘20, sono gli specchi: questi elementi, con funzione di dettaglio o protagonista, non devono assolutamente mancare per riuscire a ricreare l’atmosfera desiderata, poiché negli anni Venti questi complementi avevano design davvero ricercati e del tutto iconici.
Elementi a specchio, come mobiletti e scarpiere, possono diventare grandi protagonisti di una zona di casa. Tuttavia, ponete particolare attenzione nella scelta dello specchio ideale, evitando di optare per una soluzione che magari si allontana del tutto dallo stile scelto.
Se vi interessano spunti sulle varie proposte presenti oggi in commercio, potrebbe interessarvi e tornarvi utile il nostro speciale sugli specchi https://www.idwitalia.com/come-arredare-con-gli-specchi!
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Un grande classico di questo stile, inoltre, è inderogabilmente la carta da parati a tema, che può contribuire a caratterizzare fortemente un ambiente. Valutare una soluzione con motivi legati all’Art Decò, può risultare molto elegante ed originale. Attenzione a scegliere scrupolosamente i colori, in maniera tale da non incappare in errori poco piacevoli alla vista, facendo in modo che che si abbinino a quelli degli altri complementi di casa.
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Interior Designer dal 1985
CEO & Founder, Italian Design in the World
Per anni il design d’interni ha convissuto con una grande contraddizione: l’ossessione per l’effetto. Effetto marmo. Effetto legno. Effetto metallo. Effetto pietra. Una casa che “sembra” qualcosa, più che “essere” qualcosa.
Per anni abbiamo progettato case come se dovessero superare un esame visivo continuo. La luce perfetta, il bianco perfetto, la sedia giusta, il vaso giusto. Spazi più pensati per essere fotografati che abitati. L'estetica digitale — levigata, minimale, iper-ordinata — ha invaso l'interior design con la forza di una norma sociale: se non è "pulito", non è bello; se non è coerente, non è riuscito; se non è mostrabile, non è desiderabile. Nel 2026 questa narrazione sta perdendo potere. Non perché il bello non conti più, ma perché il bello, da solo, non basta. Sta emergendo un bisogno nuovo: interiori anti-algoritmo, spazi che non vivono per lo scatto, ma per la vita quotidiana. Case meno performative e più reali. Ambienti che non cercano approvazione, ma restituiscono energia. Non è un ritorno al disordine. È un ritorno al senso.
Per anni l’open space è stato il simbolo della casa contemporanea: fluida, luminosa, senza barriere. Una risposta diretta al bisogno di libertà, condivisione e ampiezza visiva.Oggi, però, quella promessa mostra i suoi limiti. Nel 2026, sempre più progetti segnano un cambio di rotta: non una negazione dell’open space, ma una sua evoluzione critica. Il ritorno delle soglie.
Nel design contemporaneo, una delle sfide più sottovalutate è il tempo. Non quello necessario a progettare uno spazio, ma quello che lo spazio dovrà attraversare: anni di vita quotidiana, cambiamenti, usura, trasformazioni.
Negli ultimi anni, la casa ha smesso di essere un semplice contenitore funzionale. È diventata un’estensione del nostro modo di pensare, di vivere il tempo, di relazionarci con il mondo. Abitare oggi è un atto culturale: una scelta che riflette valori, priorità, ritmo di vita. Non si tratta più solo di estetica, ma di posizione.
In un periodo in cui la casa è diventata il nostro scenario principale, il design ha iniziato a occuparsi non solo degli spazi, ma dei gesti che compiamo al loro interno. Non più solo funzione, non più solo stile: la vera ricerca oggi riguarda il modo in cui abitiamo il tempo.