14 Aprile 2023
Spesso sottovalutato e considerato un semplice luogo di passaggio, l’ingresso di casa ricopre un ruolo fondamentale nella presentazione della nostra dimora, mostrando un piccolo assaggio di come essa si presenterà. Ragion per cui dovremmo cercare di ricreare uno spazio ordinato e curato, all’insegna di funzionalità e design.
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Se lo spazio è del tutto assente e dovremmo, dunque, cercare di ritagliare una piccola area dall’ambiente che si presenta direttamente all’entrata, da dedicare all’ingresso di casa, una soluzione classica potrebbe essere quella di installare, sotto ad uno specchio di design in stile con il resto degli arredi di casa, una piccola consolle con o senza cassetti (meglio se in metallo data la sua versatilità in termini di spessori) oppure una mensola, magari con un pouf in design che si possa incastrare sotto di essa perfettamente. In tal modo, questa soluzione ci permette di ricreare un ambiente dedicato, senza però occupare eccessivo spazio, lasciando il passaggio dell’ingresso comodo ed ordinato.
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Diversamente, se lo spazio a disposizione è presente, ma di dimensioni ridotte, potremmo osare leggermente di più, introducendo sempre una consolle di altezza a nostro piacimento, eventualmente valutando una soluzione bassa con contenitori per le scarpe a vista, ed un appendiabiti di design in perfetta sintonia con lo stile del resto della casa. Attenzione però a non esagerare con la qualità di giacche e soprabiti esposti, poiché potremmo ottenere un effetto disordinato e poco curato.
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Un’altra alternativa, potrebbe essere quella di pensare ad un ingresso con appendiabiti ed un piccolo armadio o dei ripiani su misura, incassati nel muro: se dovesse essere già presente una nicchia, potrebbe essere un buon modo per sfruttarla a pieno, garantendo un’atmosfera davvero di impatto, funzionale ed in grande stile, riducendo ogni tipo di ingombro.
Nel caso in cui dovessimo, invece, disporre di un’area molto più ampia, completamente dedicata all’ambiente dell’ingresso, allora potremo spaziare molto di più: se abbiamo a disposizione una grossa nicchia o una parete da sfruttare, ad esempio, possiamo valutare uno spazio interamente dedicato al guardaroba, così da evitare il vestiario direttamente visibile all’ingresso, mentre nella parte laterale possiamo pensare di provvedere con una seduta morbida seduta in stile e nella parte inferiore, uno scomparto dedicato alle scarpe.


Esistono svariati modi per arredare un ingresso di ampie dimensioni: pensiamo solo alla quantità di mobili specifici attrezzati allo scopo, troviamo oggi in commercio. Il che permette sicuramente di ottenere un’atmosfera elegante, ordinata e raffinata e, di certo, un’organizzazione inimitabile. Non dimentichiamo che in questo caso, inserire una panca vintage, o comunque dello stile adottato nel resto della nostra dimora, potrebbe ricreare un’atmosfera davvero impeccabile ed all’insegna del gusto.
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Infine, non dimentichiamo l’importanza dell’illuminazione all’ingresso: se dovesse essere in una zona della casa non eccessivamente luminosa, potrebbe essere spiacevole, scomodo e poco funzionale, motivo per il quale è essenziale illuminarlo a dovere. In aggiunta, potremmo valutare un’illuminazione a sezioni, che dia, nel caso in cui lo si richiedesse, maggiore illuminazione alla zona adibita ad ingresso, eventualmente con dei faretti e delle strisce a led applicate su mensole, intagli e ripiani.
Interior Designer dal 1985
CEO & Founder, Italian Design in the World
Apri un catalogo di case contemporanee e spesso trovi cucine da copertina, bagni teatrali, soggiorni che sembrano studi fotografici. Poi, tra un'immagine e l'altra, compare un corridoio stretto, illuminato da un punto luce triste, o un disimpegno ridotto a mero incastro tra porte. Non è un dettaglio tecnico: è un silenzio progettuale su ciò che la vita fa per la maggior parte del tempo — passare, posare, cambiare registro, lasciare fuori una stanza prima di entrare in un'altra.
L'open space ha dominato l'immaginario della casa contemporanea: pochi muri, pochi confini, massima flessibilità. La promessa era libertà — cucina che dialoga con il soggiorno, luce che scorre, niente stanze "chiuse". Con il tempo molti hanno scoperto il rovescio della medaglia: rumore che si propaga, assenza di rifugi, difficoltà a concentrarsi o a staccare. La risposta non è tornare alla casa a cellule chiuse di una volta, ma ripensare il valore degli spazi dedicati: ambienti con una funzione chiara, che il corpo e la mente imparano a riconoscere.
L'interior design ha a lungo privilegiato la vista: colori, forme, superfici. Solo di recente si è iniziato a parlare di tatto e olfatto. L'udito, invece, resta il senso più trascurato in fase di progetto — eppure è quello che non si può spegnere. Viviamo in case che rimbombano, che riverberano, che trasmettono voci e rumori da una stanza all'altra. Il risultato è stress, affaticamento, difficoltà a concentrarsi e a riposare.
Per decenni l'interior design ha inseguito l'idea di uno spazio "perfetto" e immutabile: stessi colori, stesse luci, stessa disposizione dodici mesi l'anno. La casa come set fotografico sempre pronto, ma spesso distante dai cicli che governano il nostro corpo e il nostro umore. Oggi sta tornando un'idea diversa: la casa come organismo che risponde alle stagioni. Non un capriccio estetico, ma una risposta al bisogno di allineare gli ambienti in cui viviamo ai ritmi naturali — luce, temperatura, colore, vegetazione — con benefici misurabili su sonno, concentrazione e benessere. Marzo, con l'equinozio e il risveglio della primavera, è il momento ideale per ripensare gli interni in chiave stagionale.
Per anni il design d’interni ha convissuto con una grande contraddizione: l’ossessione per l’effetto. Effetto marmo. Effetto legno. Effetto metallo. Effetto pietra. Una casa che “sembra” qualcosa, più che “essere” qualcosa.
Per anni abbiamo progettato case come se dovessero superare un esame visivo continuo. La luce perfetta, il bianco perfetto, la sedia giusta, il vaso giusto. Spazi più pensati per essere fotografati che abitati. L'estetica digitale — levigata, minimale, iper-ordinata — ha invaso l'interior design con la forza di una norma sociale: se non è "pulito", non è bello; se non è coerente, non è riuscito; se non è mostrabile, non è desiderabile. Nel 2026 questa narrazione sta perdendo potere. Non perché il bello non conti più, ma perché il bello, da solo, non basta. Sta emergendo un bisogno nuovo: interiori anti-algoritmo, spazi che non vivono per lo scatto, ma per la vita quotidiana. Case meno performative e più reali. Ambienti che non cercano approvazione, ma restituiscono energia. Non è un ritorno al disordine. È un ritorno al senso.