08 Agosto 2025
I colori hanno un impatto diretto sulla percezione del caldo. Preferisci toni chiari, freddi e naturali: bianco gesso, beige sabbia, grigio chiaro, azzurro polvere, salvia. Queste tinte riflettono la luce e creano una sensazione visiva di freschezza. Bonus: evita i colori caldi e saturi come rosso o arancione, che “scaldano” lo sguardo.

Tende, tappeti e rivestimenti possono fare la differenza. Opta per tessuti naturali e leggeri come lino, cotone grezzo, canapa. Scegli tende filtranti o a trama larga, che proteggono dal sole ma lasciano passare l’aria. Per i tappeti, punta su stuoie in fibra vegetale come juta o sisal: belle, fresche e naturali.
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Alcuni materiali trasmettono una sensazione di freschezza solo a guardarli:
Questi materiali non trattengono il calore e danno un aspetto più “pulito” all’ambiente.
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Anche l’organizzazione degli spazi aiuta a mantenere la casa più fresca:
Se puoi, posiziona uno specchio davanti a una finestra: rifletterà la luce e moltiplicherà la sensazione di apertura.
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Alcuni mobili sono più “freschi” di altri anche nell’uso quotidiano:
Sono ideali per le giornate calde perché non trattengono il calore del corpo e lasciano respirare gli spazi.
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Arredare contro il caldo non significa rinunciare allo stile. Al contrario: con le giuste scelte estetiche e materiali mirati, è possibile creare ambienti più freschi, ariosi e belli da vivere anche in piena estate. Non serve stravolgere tutto: basta far entrare un po’ di respiro… e qualche idea intelligente.
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Interior Designer dal 1985
CEO & Founder, Italian Design in the World
Per anni il design d’interni ha convissuto con una grande contraddizione: l’ossessione per l’effetto. Effetto marmo. Effetto legno. Effetto metallo. Effetto pietra. Una casa che “sembra” qualcosa, più che “essere” qualcosa.
Per anni abbiamo progettato case come se dovessero superare un esame visivo continuo. La luce perfetta, il bianco perfetto, la sedia giusta, il vaso giusto. Spazi più pensati per essere fotografati che abitati. L'estetica digitale — levigata, minimale, iper-ordinata — ha invaso l'interior design con la forza di una norma sociale: se non è "pulito", non è bello; se non è coerente, non è riuscito; se non è mostrabile, non è desiderabile. Nel 2026 questa narrazione sta perdendo potere. Non perché il bello non conti più, ma perché il bello, da solo, non basta. Sta emergendo un bisogno nuovo: interiori anti-algoritmo, spazi che non vivono per lo scatto, ma per la vita quotidiana. Case meno performative e più reali. Ambienti che non cercano approvazione, ma restituiscono energia. Non è un ritorno al disordine. È un ritorno al senso.
Per anni l’open space è stato il simbolo della casa contemporanea: fluida, luminosa, senza barriere. Una risposta diretta al bisogno di libertà, condivisione e ampiezza visiva.Oggi, però, quella promessa mostra i suoi limiti. Nel 2026, sempre più progetti segnano un cambio di rotta: non una negazione dell’open space, ma una sua evoluzione critica. Il ritorno delle soglie.
Nel design contemporaneo, una delle sfide più sottovalutate è il tempo. Non quello necessario a progettare uno spazio, ma quello che lo spazio dovrà attraversare: anni di vita quotidiana, cambiamenti, usura, trasformazioni.
Negli ultimi anni, la casa ha smesso di essere un semplice contenitore funzionale. È diventata un’estensione del nostro modo di pensare, di vivere il tempo, di relazionarci con il mondo. Abitare oggi è un atto culturale: una scelta che riflette valori, priorità, ritmo di vita. Non si tratta più solo di estetica, ma di posizione.
In un periodo in cui la casa è diventata il nostro scenario principale, il design ha iniziato a occuparsi non solo degli spazi, ma dei gesti che compiamo al loro interno. Non più solo funzione, non più solo stile: la vera ricerca oggi riguarda il modo in cui abitiamo il tempo.