17 Febbraio 2023
STRUTTURA A SECONDA DELLO STILE DI VITA
Uno dei primi quesiti che ci si pone inizialmente durante la scelta di un immobile, è per quale tipologia di struttura optare: sul mercato, si trovano diverse opzioni, tra cui appartamenti, case indipendenti, villette singole o bifamiliari, casette a schiera o case di corte da ristrutturare; alcune di esse dispongono del tanto amato pezzo di giardino, che certamente è un grande punto di forza che permette di vivere la casa anche all’aperto, ma con degli svantaggi in termini di manutenzione. Difatti, la scelta di una casa definitiva, deve essere ponderata anche in relazione al proprio stile di vita quotidiano: se sei una persona che trascorre la maggior parte del proprio tempo fuori, per lavoro, hobby e svago, sarebbe opportuno optare per una struttura magari non eccessivamente grande ed eventualmente senza giardino, come, ad esempio, un appartamento, così da non risultare troppo impegnativa da gestire. Diversamente, se ami vivere la mura casa e hai maggiore quantità di tempo da dedicarci, allora potreste pensare a qualcosa di più grande, magari ad una villetta su più livelli con un grande giardino perimetrale!
POSIZIONE
Una volta valutata la struttura, sarebbe bene pensare alle proprie preferenze della zona in cui vorresti che fosse situata, valutando con attenzione i requisiti che ritenete fondamentali debba avere: quanto distano le scuole? I servizi sono comodi e facilmente raggiungibili? I mezzi pubblici sono a portata di mano? Potremmo andare avanti con una lunga lista di quesiti simili che ognuno di noi, in base alle proprie esigenze, si pone in relazione alla scelta della posizione, zona o quartiere in cui ci piacerebbe vivere.
DA RISTRUTTURARE O FINITO?
Sicuramente il grande dubbio che sorge alla maggior parte delle persone, quando sono in procinto di comprare casa, sta nella scelta tra una soluzione già finita o in buone condizioni ed una struttura interamente da ristrutturare. Noi riteniamo questo dilemma , una scelta basata sul proprio gusto personale, poichè potete scegliere se valutare un immobile da ristrutturare totalmente, così da poter spaziare di più a proprio piacimento nell’organizzazione degli interni e nella totalità dello stile d’arredamento, oppure se optare per qualcosa di già ristrutturato, in ottime condizioni a “chiavi in mano”.
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CLASSE ENERGETICA
Un altro aspetto da non sottovalutare è la classe energetica dell’immobile, che oltre ad essere una garanzia in termini di risparmio, è anche un buon metro di giudizio per la qualità dei materiali utilizzati nella costruzione. Ricordati di richiedere sempre la certificazione APE al proprietario, così da verificarne l’attestazione, e di informarti sulle condizioni di stabilità dell’edificio, qualora si richieda l’intervento di manutenzione straordinaria.
STATO LEGALE
Infine, ma non per ultimo di importanza, ricordate sempre di verificare la situazione dell’immobile in attinenza a rispetto di norme e leggi in vigore, accertatevi che sia stato registrato tutto al catasto, chiedete informazioni su eventuali modifiche strutturali ed eventualmente chiedete una revisione catastale, e via dicendo.
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Interior Designer dal 1985
CEO & Founder, Italian Design in the World
L'open space ha dominato l'immaginario della casa contemporanea: pochi muri, pochi confini, massima flessibilità. La promessa era libertà — cucina che dialoga con il soggiorno, luce che scorre, niente stanze "chiuse". Con il tempo molti hanno scoperto il rovescio della medaglia: rumore che si propaga, assenza di rifugi, difficoltà a concentrarsi o a staccare. La risposta non è tornare alla casa a cellule chiuse di una volta, ma ripensare il valore degli spazi dedicati: ambienti con una funzione chiara, che il corpo e la mente imparano a riconoscere.
L'interior design ha a lungo privilegiato la vista: colori, forme, superfici. Solo di recente si è iniziato a parlare di tatto e olfatto. L'udito, invece, resta il senso più trascurato in fase di progetto — eppure è quello che non si può spegnere. Viviamo in case che rimbombano, che riverberano, che trasmettono voci e rumori da una stanza all'altra. Il risultato è stress, affaticamento, difficoltà a concentrarsi e a riposare.
Per decenni l'interior design ha inseguito l'idea di uno spazio "perfetto" e immutabile: stessi colori, stesse luci, stessa disposizione dodici mesi l'anno. La casa come set fotografico sempre pronto, ma spesso distante dai cicli che governano il nostro corpo e il nostro umore. Oggi sta tornando un'idea diversa: la casa come organismo che risponde alle stagioni. Non un capriccio estetico, ma una risposta al bisogno di allineare gli ambienti in cui viviamo ai ritmi naturali — luce, temperatura, colore, vegetazione — con benefici misurabili su sonno, concentrazione e benessere. Marzo, con l'equinozio e il risveglio della primavera, è il momento ideale per ripensare gli interni in chiave stagionale.
Per anni il design d’interni ha convissuto con una grande contraddizione: l’ossessione per l’effetto. Effetto marmo. Effetto legno. Effetto metallo. Effetto pietra. Una casa che “sembra” qualcosa, più che “essere” qualcosa.
Per anni abbiamo progettato case come se dovessero superare un esame visivo continuo. La luce perfetta, il bianco perfetto, la sedia giusta, il vaso giusto. Spazi più pensati per essere fotografati che abitati. L'estetica digitale — levigata, minimale, iper-ordinata — ha invaso l'interior design con la forza di una norma sociale: se non è "pulito", non è bello; se non è coerente, non è riuscito; se non è mostrabile, non è desiderabile. Nel 2026 questa narrazione sta perdendo potere. Non perché il bello non conti più, ma perché il bello, da solo, non basta. Sta emergendo un bisogno nuovo: interiori anti-algoritmo, spazi che non vivono per lo scatto, ma per la vita quotidiana. Case meno performative e più reali. Ambienti che non cercano approvazione, ma restituiscono energia. Non è un ritorno al disordine. È un ritorno al senso.
Per anni l’open space è stato il simbolo della casa contemporanea: fluida, luminosa, senza barriere. Una risposta diretta al bisogno di libertà, condivisione e ampiezza visiva.Oggi, però, quella promessa mostra i suoi limiti. Nel 2026, sempre più progetti segnano un cambio di rotta: non una negazione dell’open space, ma una sua evoluzione critica. Il ritorno delle soglie.