05 Maggio 2023
Innanzitutto, al fine di cercare di salvaguardare al meglio la pelle del vostro divano, vi consigliamo di prendere in considerazione alcune piccole accortezze di partenza, come evitare di collocarlo in una zona della casa dove batte molto il sole diretto, poiché è uno dei fattori che potrebbe sciuparlo più velocemente. Inoltre, sarebbe bene cercare di rivestire almeno la seduta con un telo o una coperta di design, in linea con lo stile scelto per l’home decor di casa vostra, così da evitare graffi importanti causati da cerniere o bottoni aggressivi di alcuni pantaloni.

Per quanto concerne, invece, la pulizia del nostro divano in pelle, il punto di partenza è sicuramente la rimozione dello sporco e della polvere sulla superficie del divano: è molto importante aspirare la superficie del nostro divano, con una spazzola morbida o un accessorio apposito per evitare graffi, eliminando così il rischio di strofinare inavvertitamente la sporcizia quando lo si “lava”.

Esistono diversi modi per pulire e lavare la pelle del vostro divano e le eventuali macchie ostinate, il consiglio primario è quello di valutare di pulirla a fondo almeno una volta al mese, utilizzando una spugna molto morbida o i magici panni in microfibra, che salvaguardano un materiale delicato come la pelle nel migliore dei modi.

Per la scelta del prodotto da utilizzare, potrete valutare prodotti molto validi, appositamente creati per questo scopo, in grado di rimuovere facilmente ogni traccia di sporco e di nutrire la pelle, così da conservarla più a lungo. Consigliamo comunque di avere sempre uno in casa, anche se siete soliti pulire in altro modo il vostro divano, qualora ci fosse la necessità di intervenire tempestivamente su una macchia fresca.
Un altro metodo efficace per detergere la pelle del divano, è l’utilizzo del sapone di Marsiglia, che è sufficiente diluire in acqua ed inumidire un panno morbido da strofinare delicatamente sulla pelle. Diversamente, se la macchia persiste, potete strofinare con delicatezza direttamente la saponetta su di essa. La cosa importante è ricordarsi di risciacquare subito con un altra spugna pulita, sempre umida, per evitare che rimangano residui di sapone che potrebbero seccare la pelle del vostro divano.

Se invece avete un divano di pelle molto chiara, oppure vi trovate davanti ad una macchia ostinata, come una macchina di caffè, di vino o di frutta, il consiglio è quello di valutare una soluzione naturale, come acqua e bicarbonato, utilizzabile anche di sovente, oppure con la semplice diluizione 50:50 di aceto bianco ed acqua, che risulta essere molto efficace, nonostante sia molto delicato ed adatto a quasi tutte le tipologie di tappezzeria, per la rimozione di tali macchie.

Nel caso in cui, vi trovaste davanti ad uno sporco ancora più ostinato, come una macchia di inchiostro, vi consigliamo di valutare del latte detergente, sempre correlato ad un panno morbido, Se non fosse sufficiente, potrete utilizzare dell’ovatta imbevuta di acqua e poco alcool, metodo molto utile anche in caso di muffe.

Interior Designer dal 1985
CEO & Founder, Italian Design in the World
Cucina e bagno sono i punti in cui la casa incontra l'acqua ogni giorno — preparazione, pulizia, cura, relax. Per questo sono anche i luoghi in cui il divario tra bello in rendering e sostenibile nell'uso si vede prima: gocce sulle giunzioni, percorsi contorti, luci che mentono sul volto, superfici che chiedono pulizie ossessive.
In città, quei due o sei metri oltre la soglia sono spesso l'unica tregua tra l'appartamento e il rumore del mondo. Non sono un extra decorativo: sono confine — con altra luce, altro vento, altre regole. Eppure troppi balconi restano depositi di casse, sedie pieghevoli e piastrelle scelte in fretta, come se il progetto finisse al vetro.
Se dici «casa accessibile» molti pensano ancora a corrimano grigi, sanitari rialzati in bella vista, segnaletica che sembra aeroporto. È un immaginario che fa un doppio torto: a chi ne ha bisogno e a chi progetta, perché spinge verso soluzioni nascoste o rinviose invece che integrate nel linguaggio del buon design. L'obiettivo non è adeguare lo spazio a una scheda tecnica: è permettere a corpi diversi, a fasi diverse della vita, di abitare la stessa casa con continuità — senza rinunciare a calore, materia, carattere.
Apri un catalogo di case contemporanee e spesso trovi cucine da copertina, bagni teatrali, soggiorni che sembrano studi fotografici. Poi, tra un'immagine e l'altra, compare un corridoio stretto, illuminato da un punto luce triste, o un disimpegno ridotto a mero incastro tra porte. Non è un dettaglio tecnico: è un silenzio progettuale su ciò che la vita fa per la maggior parte del tempo — passare, posare, cambiare registro, lasciare fuori una stanza prima di entrare in un'altra.
L'open space ha dominato l'immaginario della casa contemporanea: pochi muri, pochi confini, massima flessibilità. La promessa era libertà — cucina che dialoga con il soggiorno, luce che scorre, niente stanze "chiuse". Con il tempo molti hanno scoperto il rovescio della medaglia: rumore che si propaga, assenza di rifugi, difficoltà a concentrarsi o a staccare. La risposta non è tornare alla casa a cellule chiuse di una volta, ma ripensare il valore degli spazi dedicati: ambienti con una funzione chiara, che il corpo e la mente imparano a riconoscere.
L'interior design ha a lungo privilegiato la vista: colori, forme, superfici. Solo di recente si è iniziato a parlare di tatto e olfatto. L'udito, invece, resta il senso più trascurato in fase di progetto — eppure è quello che non si può spegnere. Viviamo in case che rimbombano, che riverberano, che trasmettono voci e rumori da una stanza all'altra. Il risultato è stress, affaticamento, difficoltà a concentrarsi e a riposare.