21 Gennaio 2022
Ultimamente sentiamo spesso parlare di arredamento Urban Chic, molto in voga perchè dal gusto moderno e metropolitano ma allo stesso tempo minimalista. In questo contesto vediamo spesso l’utilizzo di materiali che rendono l’ambiente molto raffinato senza appesantire lo spazio circostante, l’insieme risulta spesso luminoso ed in armonia. I mattoni a vista sono un classico di questo stile, così come per l’impiego di altri materiali grezzi come ferro, legno o cemento.
Lo stile Urban presenta tra le sue categorie, molte similitudini. Troviamo infatti molti richiami allo stile industrial ma anche molti aspetti che si rispecchiano nello stile urban jungle anche se nel complesso questi stili hanno qualcosa in comune tra di loro: sono minimali.
Zona Living

L’ambiente è molto accogliente, grazie anche all’impiego della pelle che e del legno che conferiscono calore alla stanza e smorzano le tonalità fredde del cemento o del metallo.

I colori variano a seconda del gusto personale e dell’accostamento tra i vari elementi: le tonalità accese sono talvolta un modo per mettere in risalto singoli complementi d’arredo che, tra i colori tenui e smorzati dei rivestimenti e delle rifiniture, diventano protagonisti della stanza.

Un’idea molto raffinata è quella di inserire colori o fantasie che richiamino la natura, così come le stampe tropical che danno vitalità al contesto.

Cucina

La cucina urban presenta gli elementi tipici degli anni ’50 come i rivestimenti, piastrelle, mosaici e boiserie con richiami ai classici alloggi metropolitani di metà secolo. Non manca anche qui l’impiego del metallo per rifiniture, scaffali ed illuminazione in stile industriale.

Zona notte e bagno
Anche nella zona notte vediamo differenti attitudini allo stile urban. C’è chi preferisce i toni più accesi e jungle, chi predilige tonalità più scure con l’accostamento di legni chiari che facciano da contrasto, altri preferiscono spazi più chiari ed ariosi ed il consiglio in questo caso è quello di utilizzare tonalità molto leggere, preferibilmente pastello.



Come per tutti gli altri ambienti sopraelencati anche il bagno è caratterizzato da complementi in legno e e l’inserimento di piante, come del resto in tutti gli altri ambienti, ristabilisce il contatto con la natura, essenziale nel contesto metropolitano.

Interior Designer dal 1985
CEO & Founder, Italian Design in the World
Cucina e bagno sono i punti in cui la casa incontra l'acqua ogni giorno — preparazione, pulizia, cura, relax. Per questo sono anche i luoghi in cui il divario tra bello in rendering e sostenibile nell'uso si vede prima: gocce sulle giunzioni, percorsi contorti, luci che mentono sul volto, superfici che chiedono pulizie ossessive.
In città, quei due o sei metri oltre la soglia sono spesso l'unica tregua tra l'appartamento e il rumore del mondo. Non sono un extra decorativo: sono confine — con altra luce, altro vento, altre regole. Eppure troppi balconi restano depositi di casse, sedie pieghevoli e piastrelle scelte in fretta, come se il progetto finisse al vetro.
Se dici «casa accessibile» molti pensano ancora a corrimano grigi, sanitari rialzati in bella vista, segnaletica che sembra aeroporto. È un immaginario che fa un doppio torto: a chi ne ha bisogno e a chi progetta, perché spinge verso soluzioni nascoste o rinviose invece che integrate nel linguaggio del buon design. L'obiettivo non è adeguare lo spazio a una scheda tecnica: è permettere a corpi diversi, a fasi diverse della vita, di abitare la stessa casa con continuità — senza rinunciare a calore, materia, carattere.
Apri un catalogo di case contemporanee e spesso trovi cucine da copertina, bagni teatrali, soggiorni che sembrano studi fotografici. Poi, tra un'immagine e l'altra, compare un corridoio stretto, illuminato da un punto luce triste, o un disimpegno ridotto a mero incastro tra porte. Non è un dettaglio tecnico: è un silenzio progettuale su ciò che la vita fa per la maggior parte del tempo — passare, posare, cambiare registro, lasciare fuori una stanza prima di entrare in un'altra.
L'open space ha dominato l'immaginario della casa contemporanea: pochi muri, pochi confini, massima flessibilità. La promessa era libertà — cucina che dialoga con il soggiorno, luce che scorre, niente stanze "chiuse". Con il tempo molti hanno scoperto il rovescio della medaglia: rumore che si propaga, assenza di rifugi, difficoltà a concentrarsi o a staccare. La risposta non è tornare alla casa a cellule chiuse di una volta, ma ripensare il valore degli spazi dedicati: ambienti con una funzione chiara, che il corpo e la mente imparano a riconoscere.
L'interior design ha a lungo privilegiato la vista: colori, forme, superfici. Solo di recente si è iniziato a parlare di tatto e olfatto. L'udito, invece, resta il senso più trascurato in fase di progetto — eppure è quello che non si può spegnere. Viviamo in case che rimbombano, che riverberano, che trasmettono voci e rumori da una stanza all'altra. Il risultato è stress, affaticamento, difficoltà a concentrarsi e a riposare.