A novembre i termosifoni tornano caldi, e con loro una domanda rimandata da anni: cosa fare di quei corpi bianchi sotto le finestre. Il riscaldamento occupa pareti, decide dove mettere il divano e lavora meglio quando il progetto lo prevede fin dall'inizio.
Ogni casa conserva qualcosa che non ha scelto del tutto: una sedia arrivata da un'altra famiglia, una scatola di lettere, un vaso che nessuno ricorda chi abbia comprato. Sono gli oggetti che raccontano chi ci abita più di qualsiasi arredo nuovo.
Da qui a gennaio arrivano le visite: parenti per le feste, amici di passaggio, qualcuno che si ferma una notte in più del previsto. È il momento giusto per guardare la stanza che li accoglie, e per chiedersi cosa fa il resto dell'anno.
Le prime piogge lunghe di ottobre mettono alla prova la casa più di qualsiasi ospite. Si vede da dove entra l'acqua, dove si ferma l'umido, quali materiali reggono e quali cominciano a soffrire.
D'estate la cucina lavora veloce, a fiamma alta e finestra aperta. A ottobre il forno torna acceso per ore, e con lui cambia il modo in cui si abita la stanza più viva della casa.
A ottobre l'armadio si rovescia: il lino sale sugli scaffali alti, la lana scende all'altezza delle mani. È uno dei pochi riti domestici che si ripetono uguali ogni anno, e anche uno dei più trascurati.
C'è una sera precisa, verso fine settembre, in cui si chiude la finestra senza pensarci. Da lì in poi la casa cambia mestiere, e conviene accorgersene.
Da settembre le superfici cambiano mestiere. Quello che d'estate doveva restare fresco e nudo torna a chiedere spessore, trama, qualcosa da toccare.
Con il rientro il lavoro torna dentro casa, e con lui il tavolo su cui si posa. Merita lo stesso progetto che si dedica al resto della casa, anche quando la sistemazione provvisoria dura ormai da anni.