30 Ottobre 2026

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Nei giorni di inizio novembre, quando il calendario porta a pensare a chi c'era prima di noi, gli oggetti di famiglia tornano a farsi notare. Stanno spesso in fondo a un armadio o sopra una mensola dove nessuno guarda, e il loro valore sta tutto nella persona a cui sono appartenuti.
Tenere è una scelta: tra le cose che arrivano da un'altra vita, si salvano quelle che hanno ancora qualcosa da dire nello spazio di oggi. Il resto può essere fotografato, raccontato, lasciato andare senza colpa.

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Un comò dei nonni in una casa contemporanea può sembrare fuori posto, oppure diventare il pezzo che dà profondità a tutta la stanza. Dipende quasi sempre da quanto spazio gli si lascia intorno.
Un mobile antico funziona quando è solo, con una parete libera alle spalle e pochi oggetti sopra, accostato a superfici semplici che lo lascino parlare. Messo in fila con altri pezzi d'epoca trasforma la stanza in un museo; isolato in un ambiente moderno diventa un punto fermo, il posto dove l'occhio si riposa.

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Gli oggetti che contano hanno bisogno di essere visti, ma non tutti insieme. Una libreria o una vetrina con pochi pezzi scelti, cambiati ogni tanto come si fa con i quadri, mantiene vivo il rapporto con quello che si possiede e impedisce che diventi sfondo.
Il criterio pratico è lasciare vuoto almeno un terzo dei ripiani. Lo spazio libero fa respirare gli oggetti presenti e lascia posto a quelli che arriveranno, perché una casa abitata continua a raccogliere per tutta la vita.

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Arredare intorno a un oggetto che si ama è un modo diverso di progettare: si parte da qualcosa che esiste già e si costruisce il resto perché lo accompagni. In showroom lo facciamo spesso, con librerie e contenitori pensati per dare a ogni cosa il suo posto e la sua luce.
Per approfondire: Come scegliere una libreria moderna e le librerie di Devina Nais per dare agli oggetti che contano lo spazio che meritano.
Interior Designer dal 1985
CEO & Founder, Italian Design in the World
Da qui a gennaio arrivano le visite: parenti per le feste, amici di passaggio, qualcuno che si ferma una notte in più del previsto. È il momento giusto per guardare la stanza che li accoglie, e per chiedersi cosa fa il resto dell'anno.
Le prime piogge lunghe di ottobre mettono alla prova la casa più di qualsiasi ospite. Si vede da dove entra l'acqua, dove si ferma l'umido, quali materiali reggono e quali cominciano a soffrire.
D'estate la cucina lavora veloce, a fiamma alta e finestra aperta. A ottobre il forno torna acceso per ore, e con lui cambia il modo in cui si abita la stanza più viva della casa.
A ottobre l'armadio si rovescia: il lino sale sugli scaffali alti, la lana scende all'altezza delle mani. È uno dei pochi riti domestici che si ripetono uguali ogni anno, e anche uno dei più trascurati.
C'è una sera precisa, verso fine settembre, in cui si chiude la finestra senza pensarci. Da lì in poi la casa cambia mestiere, e conviene accorgersene.
Da settembre le superfici cambiano mestiere. Quello che d'estate doveva restare fresco e nudo torna a chiedere spessore, trama, qualcosa da toccare.