Da qui a gennaio arrivano le visite: parenti per le feste, amici di passaggio, qualcuno che si ferma una notte in più del previsto. È il momento giusto per guardare la stanza che li accoglie, e per chiedersi cosa fa il resto dell'anno.
Le prime piogge lunghe di ottobre mettono alla prova la casa più di qualsiasi ospite. Si vede da dove entra l'acqua, dove si ferma l'umido, quali materiali reggono e quali cominciano a soffrire.
D'estate la cucina lavora veloce, a fiamma alta e finestra aperta. A ottobre il forno torna acceso per ore, e con lui cambia il modo in cui si abita la stanza più viva della casa.
A ottobre l'armadio si rovescia: il lino sale sugli scaffali alti, la lana scende all'altezza delle mani. È uno dei pochi riti domestici che si ripetono uguali ogni anno, e anche uno dei più trascurati.
C'è una sera precisa, verso fine settembre, in cui si chiude la finestra senza pensarci. Da lì in poi la casa cambia mestiere, e conviene accorgersene.
Da settembre le superfici cambiano mestiere. Quello che d'estate doveva restare fresco e nudo torna a chiedere spessore, trama, qualcosa da toccare.
Con il rientro il lavoro torna dentro casa, e con lui il tavolo su cui si posa. Merita lo stesso progetto che si dedica al resto della casa, anche quando la sistemazione provvisoria dura ormai da anni.
A settembre la casa si riprende quello che l'estate le aveva tolto. Le ore tornano fra le pareti, e le stanze che avevamo attraversato di corsa chiedono di essere guardate di nuovo.
Tornare a fine agosto ha un suono preciso: la porta che si apre, l'aria chiusa che si muove, le persiane che lasciano entrare di nuovo la luce. Riabitare è un gesto, e vale la pena farlo bene.