17 Luglio 2026

In una seconda casa nessuno porta tutto. Si arriva con l'essenziale e ci si accorge, dopo qualche giorno, che l'essenziale bastava. Le superfici restano libere, gli armadi mezzi vuoti, i gesti più semplici. È una leggerezza che in città fatichiamo a concederci, e che d'estate diventa quasi naturale.
Da questa sottrazione si impara qualcosa che vale ovunque: lo spazio vuoto attorno alle cose conta quanto le cose stesse, e una stanza alleggerita respira meglio. La casa del temporaneo è una piccola lezione di misura.

L'arredo del temporaneo è quello che si adatta. Tavoli che si allungano quando arrivano gli amici, sedute che si impilano e si portano fuori, letti aggiunti per una notte, complementi leggeri che cambiano posto con la giornata. La casa segue le persone invece di costringerle.
È un modo di arredare che premia la trasformabilità: pochi pezzi capaci di fare più cose. Funziona al mare e in montagna, ma funziona anche in un monolocale di città, dove lo spazio è poco e gli usi sono tanti.

Salsedine, sabbia, umidità, sole forte, ospiti distratti: la casa delle vacanze vive condizioni dure. Vincono i materiali onesti e robusti, quelli che invecchiano bene e si puliscono in fretta. Legni trattati, tessuti lavabili, metalli verniciati, superfici che non temono un bicchiere rovesciato o un piede bagnato.
Scegliere materiali che perdonano libera la casa dall'ansia della perfezione, e con essa chi la abita. È il lusso vero di un luogo di vacanza: poter vivere senza fare troppa attenzione.

Una casa per l'estate deve poter accogliere l'imprevisto: un amico che si ferma a dormire, i figli che invitano altri figli, una cena che diventa il doppio. Per questo conviene tenere margini, non riempire ogni angolo, lasciare un divano che diventa letto e un tavolo che cresce.
Il temporaneo, in fondo, è una casa progettata per il possibile più che per il previsto. Ed è proprio questa apertura a renderla, spesso, il posto dove si sta meglio.

Arredare una seconda casa è un progetto a sé, fatto di scelte mirate e di pochi pezzi giusti. In showroom partiamo dall'uso reale: quante persone, quante settimane, quale clima, quanta manutenzione sei disposto a fare. Da lì scegliamo l'essenziale che basta, e che dura.
Per approfondire: Micro-Outdoor: balcone, loggia e terrazzo come stanza e l'arredo trasformabile di Connubia per spazi che cambiano con le persone.
Interior Designer dal 1985
CEO & Founder, Italian Design in the World
Tocchiamo la casa prima di guardarla. D'estate la differenza tra una stanza che accoglie e una che respinge passa dai gradi che le superfici trattengono.
D'estate progettiamo la luce e dimentichiamo il suo rovescio. Eppure, quando il sole picchia, è l'ombra a decidere se una stanza si può vivere.
Il colore non è una scelta decorativa. È una decisione di volume, luce e temperatura emotiva — e sbagliarlo si paga ogni volta che si entra in una stanza.
Materiali che annunciano, memorie che restano, errori che si pagano in una stanza sola.
Cucina e bagno sono i punti in cui la casa incontra l'acqua ogni giorno — preparazione, pulizia, cura, relax. Per questo sono anche i luoghi in cui il divario tra bello in rendering e sostenibile nell'uso si vede prima: gocce sulle giunzioni, percorsi contorti, luci che mentono sul volto, superfici che chiedono pulizie ossessive.
In città, quei due o sei metri oltre la soglia sono spesso l'unica tregua tra l'appartamento e il rumore del mondo. Non sono un extra decorativo: sono confine — con altra luce, altro vento, altre regole. Eppure troppi balconi restano depositi di casse, sedie pieghevoli e piastrelle scelte in fretta, come se il progetto finisse al vetro.