11 Settembre 2026

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La prima decisione riguarda il posto, prima ancora del mobile. Una scrivania appoggiata in fondo alla camera da letto costringe a dormire accanto alle scadenze; una piazzata al centro del soggiorno mette il lavoro davanti agli occhi anche la domenica.

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I punti che funzionano meglio sono quelli defilati ma non nascosti: la parete lunga di un corridoio largo, la nicchia di un sottoscala, l'estremità di una stanza che ha già una funzione chiara. Serve poco spazio, servono i confini giusti.

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Sulla scrivania la luce naturale va presa lateralmente. Frontale abbaglia, alle spalle riflette sullo schermo, dall'alto scava ombre sulle mani. Chi scrive a mano ha bisogno che la luce arrivi dal lato opposto alla mano che tiene la penna, altrimenti lavora dentro la propria ombra.
Alla luce del giorno serve poi un apparecchio da tavolo con braccio orientabile e temperatura neutra, intorno ai 4000 gradi kelvin, che accompagni le ore in cui fuori è già buio. Una sola lampada centrale a soffitto, in una stanza dove si lavora, non basta mai.

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La sedia è il pezzo su cui non conviene risparmiare, ed è quasi sempre il primo su cui si risparmia. Una seduta da ufficio seria regola altezza, profondità e supporto lombare, e permette alla schiena di cambiare posizione durante il giorno.

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Il piano vuole stare intorno ai 72-75 centimetri da terra e avere profondità sufficiente a tenere lo schermo a un braccio di distanza. Sono numeri noiosi, ma sono quelli che distinguono una postazione da un tavolo su cui si appoggia un computer.

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Lavorare in casa funziona quando esiste un gesto che dichiara finito il lavoro. Un'anta che si chiude sulla postazione, un contenitore dove sparisce il portatile, una lampada che si spegne su quel solo angolo.
Chi non ha una stanza dedicata può ottenere lo stesso effetto con un mobile che si richiude o con un ripiano che a fine giornata torna sgombro. La casa deve poter tornare casa alle sette di sera, anche quando l'ufficio è a tre metri dal divano.
Progettare una postazione domestica significa mettere insieme misure, luce e ordine, e farlo dentro una stanza che ha già altre funzioni. In showroom proviamo sedute e piani, ragioniamo su dove collocare la postazione e su come farla sparire quando la giornata è finita.
Per approfondire: Armonia e funzionalità: come organizzare il tuo spazio di lavoro a casa e le soluzioni per l'ufficio di Prof Office per una postazione che regge le giornate lunghe.
Interior Designer dal 1985
CEO & Founder, Italian Design in the World
Da qui a gennaio arrivano le visite: parenti per le feste, amici di passaggio, qualcuno che si ferma una notte in più del previsto. È il momento giusto per guardare la stanza che li accoglie, e per chiedersi cosa fa il resto dell'anno.
Le prime piogge lunghe di ottobre mettono alla prova la casa più di qualsiasi ospite. Si vede da dove entra l'acqua, dove si ferma l'umido, quali materiali reggono e quali cominciano a soffrire.
D'estate la cucina lavora veloce, a fiamma alta e finestra aperta. A ottobre il forno torna acceso per ore, e con lui cambia il modo in cui si abita la stanza più viva della casa.
A ottobre l'armadio si rovescia: il lino sale sugli scaffali alti, la lana scende all'altezza delle mani. È uno dei pochi riti domestici che si ripetono uguali ogni anno, e anche uno dei più trascurati.
C'è una sera precisa, verso fine settembre, in cui si chiude la finestra senza pensarci. Da lì in poi la casa cambia mestiere, e conviene accorgersene.
Da settembre le superfici cambiano mestiere. Quello che d'estate doveva restare fresco e nudo torna a chiedere spessore, trama, qualcosa da toccare.